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[:it]intercettazioni

Sovente alcuni clienti si presentano con registrazioni audio, video, email e altre informazioni per dimostrare infedeltà, ammissioni compromettenti o contenuti di colloqui tra privati chiedendo all’avvocato se ne possano fare uso in giudizio. La risposta è diversa a seconda dei casi, perché tutto dipende dalle modalità e le circostanze con cui viene documentata la prova.

In via generale, va chiarito che le c.d. “intercettazioni” possono essere disposte solo dall’autorità giudiziaria in presenza di presupposti rigorosi, per svolgere indagini penali ovvero per esigenze di sicurezza nazionale o di prevenzione di gravi delitti.

I privati cittadini non possono quindi intromettersi nella vita privata altrui, con mezzi occulti di captazione ovvero con altri mezzi riservati in ipotesi tassative ai poteri pubblici. L’eventuale violazione di questi divieti è sanzionata sia dal codice penale che dal codice della privacy. Non è in alcun modo consentito, pertanto, ai privati e nemmeno agli investigatori privati autorizzati (che non dispongono dei poteri riservati alla magistratura) fare uso di microspie, cimici, spyware, pedinamento tramite gps, accessi non autorizzati a email, profili di social network, corrispondenza ed altri accessi ad informazioni riservate, poiché tutte queste ipotesi costituirebbero reato. Diverso è il caso delle registrazioni effettuate dai partecipanti stessi di una conversazione, per esempio tramite la funzione di registrazione dello smartphone. In questo caso non vi è alcuna intromissione nella vita privata, poiché non è vietato documentare conversazioni da parte di una persona che vi partecipa. Tuttavia, vi sono specifici divieti che riguardano l’uso di tali registrazioni. Esse non possono essere diffuse a terzi, perché tale ipotesi ricadrebbe al di fuori del consenso prestato dal conversante. Sulla legittimità di registrazioni (audio o video), effettuate senza un’espressa autorizzazione dei soggetti coinvolti, influisce anche il luogo di captazione. Se questa avvenisse in un luogo privato, vi sarebbe un naturale obbligo di riservatezza, che viceversa sarebbe escluso se le registrazioni avvenissero in luogo pubblico, dove è implicita l’eventualità di essere visti o sentiti da altri. Tali registrazioni, in definitiva, non possono essere confuse con le intercettazioni, perché in queste ultime il soggetto che ascolta e registra occultamente è estraneo alla conversazione il contrario di quanto accade nel caso dell’ascoltatore presente.

Ciò premesso, non solo la captazione, ma anche la diffusione di voci, immagini o altri dati che riguardano la vita privata delle persone è tutelata da espressi divieti di divulgazione, che non possono essere violati, se non per motivi di interesse pubblico o per l’esercizio di un diritto. Pertanto, il privato, anche in veste di giornalista, non ha il diritto di comunicare a terzi informazioni riservate, a meno che la comunicazione o divulgazione sia consentita ai fini della tutela di un altro interesse preponderante (per il giornalista, il diritto di informazione). Ai fini che qui ci interessano può essere invocato l’esercizio del diritto di difesa. È infatti ammesso dalla giurisprudenza l’uso di registrazioni foniche, di immagini o video captati in ambiente privato (effettuate da chi è autorizzato, anche implicitamente, ad assistere) o pubblico, purché ciò avvenga nei luoghi e nelle modalità sopra indicate (in presenza, ovvero in luoghi di libero accesso), per difendersi in giudizio. Laddove l’informazione sia rilevante ai fini dell’esercizio del diritto di difesa, la produzione della prova documentale (registrazione) nel processo rientra nei limiti costituzionalmente garantiti, e non costituisce divulgazione non autorizzata, restando pertanto irrilevante, tanto sul piano civile, che su quello sanzionatorio amministrativo o penale, l’eventuale mancanza di consenso espresso di chi è stato oggetto di captazione. Diverso ancora è il caso della c.d. videosorveglianza: mentre in luoghi pubblici le telecamere possono essere posizionate ed utilizzate solo dalla pubblica autorità e per finalità di sicurezza o giudiziarie, in ambito privato, le videoriprese continue possono essere effettuate liberamente (per esempio per motivi di sicurezza domestica), incontrando limiti più stringenti solo se le telecamere sono posizionate in luoghi di lavoro o luoghi comunque aperti al pubblico. In ogni caso, le norme in materia di privacy impongo di limitare la durata della conservazione dei dati, ed in caso di riprese di soggetti identificabili, l’indicazione di un soggetto responsabile, la pubblicazione di avvisi, la limitazione dell’angolo di visuale ad aree sensibili e, per le riprese esterne, limitate agli accessi di luoghi privati.

Avv. Antonio Faberi[:en]intercettazioni

Some clients often provides audio recordings, videos, emails and other information collected as evidence of infidelity, incriminating admissions or content of talks between persons, asking the lawyer if they can make use of them in court. The answer is different depending on the case, because everything depends on the manner and circumstances in which the evidence is collected.

In general, it should be clarified that the SO-CALLED “Interception of communications” can be ordered only by the judicial authority in the presence of strict conditions, to carry out criminal investigations or for national security purposes or the prevention of serious crimes.

Private citizens can not therefore interfere in the private life of others, with intelligence tools or with other investigative tool reserved under specific assumptions for the public authorities. Any violation of these prohibitions is punishable both by the Criminal Code or the Privacy Code. It is no way permitted, therefore, to individuals and even to authorized private investigators (who do not have the powers reserved to the judiciary) make use of bugs, spyware, GPS tracking, unauthorized access to email, social network profiles, mail and other confidential information accesses, because all these hypotheses constitute an offense in criminal matters. Different is the case of the recordings made by the participants themselves of a conversation, for example through the smartphone’s recording function. In this case there is no interference in private life, since it is not forbidden to document conversations by a person who participated. However, there are specific prohibitions regarding the use of such records. They may not be disclosed to third parties, because this case would fall outside of the consent given by the conversing person. The legality of recordings (audio or video), conducted without express authorization of the parties involved, also depends by the site of uptake. If this happen in a private place, there would be a natural duty of confidentiality, which conversely would be excluded if the recordings came to pass in a public place, where it is known the possibility of being seen or heard by others. Such records, ultimately, can not be confused with the interception of communications, because in the latter the person who listens and secretly recorded conversation is absent, to the opposite of what happens in the event of a listener who is partecipating.

Accordingly, not only the collection but also the spread of sounds, images or other data concerning the privacy of individuals is protected by expressed disclosure prohibitions, which can not be violated, except for reasons of public interest or for the ‘exercise of a right”. Therefore, the private, even as a journalist, has no right to divulge to third parties confidential information, unless the communication or disclosure is permitted in order to protect another overriding interest (to the journalist, the right to information). For the purposes that interest us here it can be relied on to exercise the right of defense. It is in fact admitted by law the use of phonic recordings, images or videos captured in a private environment (made by those who are authorized, even implicitly, to attend) or public, when this is done in the places and in the manner indicated above (in the presence, or in open access areas), to defend themselves in court. Where the information is relevant to the exercise of the right of defense, the production of documentary evidence (record) in the process is within the constitutionally guaranteed limits, and does not constitute unauthorized disclosure, remaining therefore irrelevant, particularly on the civil, administrative or even criminal level, the possible lack of consent of who was the subject recorded. Yet different is the case of SO-CALLED Video surveillance: while in public areas cameras can be placed and used only by the public authorities and for security purposes or judicial request, in private, the continuous video recordings can be made freely (for example for home security reasons), meeting the most strict limits only if the cameras are positioned in the workplace or placed in areas open to the public. In any case, the privacy rules impose to limit the duration of data retention, and in the case of identifiable subjects taken, the name of a responsible person, the publication of notices, the angle of vision limitated to sensitive areas and, for outside vision, limited only to the access to private places.

Avv. Antonio Faberi[:]

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