Assegno postdatato

assegno bancario

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I requisiti dell’assegno bancario:

L’art. 1 del Regio Decreto 21 dicembre 1933 n. 1736, stabilisce in maniera inderogabile i requisiti dell’assegno bancario in sei elementi essenziali:

  • la denominazione di assegno bancario inserita nel contesto del titolo ed espressa nella lingua in cui esso è redatto;
  • l’ordine incondizionato di pagare una somma determinata;
  • il nome di chi è designato a pagare (trattario);
  • l’indicazione del luogo di pagamento;
  • l’indicazione della data e del luogo dove l’assegno bancario è emesso;
  • la sottoscrizione di colui che emette l’assegno bancario (traente).

Quando è possibile emettere un assegno bancario?

Il Regio Decreto, art. 3, è perentorio nell’affermare che l’assegno bancario non può essere emesso se il traente non abbia fondi disponibili presso il trattario, dei quali abbia diritto di disporre per assegno bancario, e in conformità di una convenzione espressa o tacita.

Tuttavia, lo stesso articolo informa che il titolo è valido come assegno bancario anche se non sia osservata la predetta prescrizione.

Nonostante ciò, vista la difficoltà a reperire credito bancario, sempre più cittadini ed aziende utilizzano assegni postdatati, la cui data di emissione è successiva alla scadenza indicata nel patto sottostante l’assegno, quale mezzo di garanzia per dilazioni di pagamento dei propri debiti.

L’assegno post-datato è nullo.

Sul punto, confermando un ampio filone di pronunce, si è recentemente espressa la Suprema Corte di Cassazione (Cass. civ., Sez. I, 24 maggio 2016, n. 10710) affermando che l’assegno posdatato è nullo.

Secondo i Giudici di Piazza Cavour, l’emissione di un assegno in bianco o post-datato  – nel senso che esso è consegnato a garanzia di un debito e deve essere restituito al debitore qualora questi adempia regolarmente alla scadenza della propria obbligazione, rimanendo nel frattempo nelle mani del creditore come titolo esecutivo da far valere in caso di inadempimento -, è contrario alle norme imperative contenute negli artt. 1 e 2 del R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736 e dà luogo ad un giudizio negativo sulla meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, alla luce del criterio della conformità a norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon costume enunciato dall’art. 1343 cod. civ..

L’assegno postdatato è promessa di pagamento.

Si noti con attenzione che alla luce di tale giudizio, non viola il principio dell’autonomia contrattuale sancito dall’art. 1322 c.c. il giudice che, in relazione a tale tipologia di assegni, dichiari nullo il patto di garanzia ed invece sussistente la promessa di pagamento di cui all’art. 1988 c.c.

La Suprema Corte di Cassazione conferma categoricamente il proprio orientamento circa la nullità da cui è viziato l’assegno post-datato e lasciato a garanzia di un credito, ma non ne nega il valore di ricognizione del debito.

Infatti a ben vedere, in sussistenza di un assegno di tale portata, ad essere viziato da nullità è il patto di garanzia sottostante il medesimo, non l’ammissione di debito che esso può rappresentare.

Pertanto, qualora il creditore, in possesso di assegno emesso dal debitore a garanzia del credito e post-datato, proceda ad azionare il proprio credito a mezzo di procedura di ingiunzione di pagamento, il debitore, nel proporre opposizione entro 40 giorni dalla notifica del medesimo, potrà eccepire la nullità del patto di garanzia ma non l’inesistenza del debito.

Anche qualora il patto fosse dichiarato nullo, l’assegno bancario sarebbe comunque idoneo a fungere da “promessa di pagamento” ai sensi dell’art. 1988 c.c., secondo il quale vige una presunzione relativa di esistenza del rapporto giuridico sottostante l’assegno. Tale presunzione potrà essere superata qualora il debitore fornisca la prova dell’estinzione del suddetto rapporto.

L’invito è sempre quello di rivolgersi ad un professionista che possa tutelare il vostro interesse con strumenti giuridici adeguati.

Il Prof. Augusto Cerri durante le sue lezioni amava ripetere che il “l’impianto normativo italiano è un sistema di pesi e contrappesi”, fin tanto che si rimane all’interno delle regole poste dal legislatore si verrà sempre tutelati dal sistema: l’importante è utilizzare gli strumenti giuridici appropriati.

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